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Corsa in Montagna

Notizie

Coppa del Mondo a Crans. Per me + ombre che luci
20 settembre 2008
Ottavo posto in una giornata di freddo e pioggia. Wyatt vince ma fatica. Berny ? il presente e il futuro

Alla fine è uscito l’otto. Non si tratta di una giocata alla roulette del casinò, bensì del mio piazzamento finale al termine di una competizione davvero sofferta a Crans Montana, teatro della ventiquattresima Coppa del Mondo di corsa in montagna. Il verdetto non è forse quello sperato alla vigilia, ma rispecchia fedelmente il mio stato di forma attuale. Ma torniamo alla trasferta in Svizzera descrivendo i fatti, partendo dall’inizio.

Circa quaranta giorni fa avevo raggiunto il Vallese seguendo una via alternativa alla “solita” e monotona autostrada Milano - Laghi – Passo Sempione, così, visto il risultato conseguito poi alla Sierre – Zinal, come non riprovare a fare quel viaggio portafortuna? Elisa ed io siamo partiti da Bormio giovedì mattina verso le 9.30. Valicato il Passo Julier, in territorio engadidese, noto con piacere che a duemila metri di quota ci sono quasi venti gradi. Arrivati a Coira, svoltiamo a sinistra verso la valle del Reno anteriore passando i ridenti villaggi di Flims e Disentis, fino a risalire l’Oberalb Pass. Le condizioni climatiche iniziano a peggiorare, tanto che ad Andermatt, iniziano le prime avvisaglie del temporale in arrivo. Meglio così, sospiro pensando all’idea di un viaggio propiziatorio…. anche un mese fa scese l’ira diddio mentre guidavo sul Furka Pass, vorrà dire che, come l’altra volta, anche domenica il tempo sarà favorevole con un bel sole splendente! Dopo un’odissea della durata di sette ore e trenta, trascorse a guidare quasi ininterrottamente, arriviamo a Sierre. Da qui percorriamo gli ultimi chilometri in salita fino a Crans Montana dove in hotel ci aspettano Lele Manzi ed Emanuele Rampa, giunti nel primo pomeriggio dopo un viaggio sicuramente meno stressante del nostro. Con loro ridiscendiamo sino a Sierre, per il sopralluogo del percorso di gara. In 1h17’ riusciamo a concludere il nostro allenamento. Il meteo continua ad essere il mio tarlo, quasi avessi uno strano presentimento. Nel 2002 vissi una giornata da tregenda sotto il diluvio ai mondiali di Innsbruck, quella volta la colpa la scaricammo tutti sull’utilizzo di una crema riscaldante sbagliata e qualche atleta straniero, a distanza di anni, ci prende ancora in giro per quella ridicola storia…

Il percorso è interessante, dopo un chilometro e mezzo di asfalto ci si inerpica per altri due per i vigneti, seguendo la linea di massima pendenza. A questo punto il tracciato cambia decisamente. Non più tratti di salita continua, ma pezzi pianeggianti su asfalto o strada bianca si alternano a brevi erte percorribili in pochi minuti. La parte centrale ha un paio di chilometri tecnici, perlopiù in piano e in discesa. Il finale sembra facile, degli ultimi cinquecento metri terribili riportati sulla planimetria, non sembra essercene traccia. Quanto mi pentirò domenica per averlo pensato …

I giorni antecedenti la gara scivolano via tranquilli, anche se sabato la giornata è pessima, piove e la temperatura a Crans è arrivata a cinque gradi. Al pomeriggio ci tocca sfilare pure sotto la pioggia nella cerimonia d’apertura. Ormai è quasi certo, domani si correrà col brutto.

La Gara:

Nel riscaldamento le sensazioni non sono malvagie, anche se, a riscaldamento quasi ultimato mentre viaggiavo assorto nei miei pensieri, ho realizzato di essere finito lontano dalla zona partenza. Risultato, corsa con affanno e cuore in gola per arrivare velocemente al cambio indumenti e successivamente alla spunta dai giudici.

Alla partenza inizia a scendere la pioggia. E’ molto fine, sembra non dare fastidio, ma  mille metri più su dei soli cinquecento di Sierre, sarà tutt’altra musica. Ci si sgomita in partenza, ma dopo due minuti il gruppo è già allungato e si inizia a salire leggermente. Parto cauto, vedo là davanti tutti i favoriti, ma non sembrano essere partiti alla morte. Gli ugandesi, per ovvi motivi, sono riconoscibilissimi. Toroitich, uno di loro, nel primo tratto ripido in mezzo ai vigneti, ha una corsa molto dispendiosa. Lo stacco e sorpasso Gaiardo e Dematteis, i miei compagni di nazionale partiti davanti a me. Provo a fare loro il passo, agganciando altri atleti, Wyatt è a dieci metri, ma non riesco a riprendere lui e un gruppetto con il tedesco Zeiler, il russo Safronov, il colombiano Vargas. Poco avanti a loro ci sono i fuggitivi Arslan e Aliwa. Nel tratto asfaltato di un chilometro pianeggiante, Dematteis se ne va in progressione e raggiunge Jono e compagni, da dietro Toroitich mi supera e con una azione incredibile riprende anche la testa del gruppo. In salita non ho brutte sensazioni, in fondo i primi sono a pochi metri da me, e aspetto che giunga il tratto tecnico come manna dal cielo. Nel frattempo resto in compagnia di Vargas e dell’americano Richey, ma davanti vanno sempre più forte e a metà gara non riusciamo più a vederli. Ecco l’imbocco della discesa, Zeiler è ripreso, restiamo il colombiano ed io ad inseguire. Ad un certo punto capisco che una piccola crisi è in corso. Zeiler è sempre davanti a me nella discesa, e io non riesco a sorpassarlo. Addirittura fatico a rimanere nel sentiero, carico com’è di fango, l’anno scorso, avessi trovato queste condizioni, sarei andato a nozze! Nel finale inizia lo show di Wyatt e, guardando i tempi parziali, di Raymond Fontaine. Il francese chiude con un finale al pari del neozelandese che trionfa, chiudendo quinto, due soli secondi dietro al giovane Berny Dematteis, un mostro quest’oggi a riuscire a correre là davanti! Nel finale inizia, anzi prosegue la mia crisi. Le gambe negli ultimi due chilometri non ne vogliono più sapere. Cerco coi denti di stare aggrappato a Vargas, ma invano. A cinquecento metri dalla fine, il tratto che reputavo “senza difficoltà”, realizzo che anche Zeiler, che mi tallona a qualche secondo, di lì a poco mi avrà raggiunto e superato in tromba. Imbastisco una strenua quanto goffa volata nel finale per salvare due posizioni, a danno del russo Safronov e dello svizzero Schneider.

Conclusioni:

Alla fine, la Coppa de Mondo a squadre è vinta dall’Italia. C’è da dire che però senza l’Eritrea rimasta a casa per svariati problemi, da quelli economici a quelli interni alla propria federazione, e con l’Uganda che ha dovuto rinunciare al suo quarto uomo (Kusuru) per infortunio, i giochi sono stati più semplici. E’ un peccato, perché il movimento della corsa in montagna ha bisogno della partecipazione dei Paesi africani per acquistare sempre più credibilità. Wyatt ha costruito il suo sesto trionfo in coppa con molta determinazione. Durante gara non l’avrei mai pronosticato per la vittoria, avrei puntato di più sul giovane turco (un ’86 come il nostro Bernard) Arslan, che ha dei cambi di ritmo in salita che fanno davvero male. Però l’esperienza a volte supplisce alle carenze fisiche. Magari non sarà più il “Jonathan” di Innsbruck 2002 che dà tre minuti e mezzo al secondo, o quello straripante del 2004, ma batterlo in salita è sempre molto difficile. Per chiunque.

Detto di Berny, grandiose le prestazioni in casa Italia da parte delle donne. Renate Runnger seconda dietro alla Mayr, e superba la prova di Elisa, terza dopo una volata incredibile con la Otterbu. Una volta non avrebbe neanche provato a farla, adesso sta dimostrando di avere carattere da vendere. Prova maiuscola di Riccardo Sterni fra gli junior, che ha conquistato l'argento dietro al norvegese Buraas (certo, con gli eritrei sarebbe stato difficile centrare il podio...), bene anche Xavier Chevrier, appena fuori dai dieci, ma il valdostano ha sicuramente margini incredibili!

Ora vedremo che succederà l’anno prossimo. Da Coppa del Mondo, si passerà finalmente a Campionato del Mondo. Ironia della sorte, non è ancora stata designata la sede di gara, dopo un pasticciaccio della WMRA, della Federazione italiana e, a mio modo di vedere, del comitato organizzatore di Campodolcino. Ritirata la sede di Steamboat Springs dagli Stati Uniti lo scorso inverno, pochi mesi fa c’era stata una grossa occasione per poter candidare Bormio. Purtroppo tutto è andato a carte e quarantotto, con buona pace delle istituzioni che ora a quanto pare potranno appoggiare Campodolcino, in Valchiavenna. Come a dire, Bormio ha già avuto troppo, ora un poco anche agli altri. Già, peccato che non abbiano colto i molteplici significati di un campionato mondiale di corsa in montagna nella Magnifica Terra. Nemo profeta in patria, e questa volta ci calza a pennello!

 



Con Spek e Krusty (Foto Mauro Ceresa)

Elisa a Crans nell'ultimo chilometro

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