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Corsa in Montagna

Notizie

Empire State Building Run Up 2009
3 febbraio 2009
Nei giorni del Superbowl americano, trova spazio sui media anche la corsa sull'Empire

Seconda trasferta newyorkese della mia carriera per la corsa sull’Empire State Building, non il più alto, ma forse il più famoso “skyscraper” del mondo. Dopo lo sfortunato episodio dello scorso anno, “falciato” da tergo e calpestato da più d’un concorrente un secondo dopo lo sparo, mi ero ripromesso che ci avrei riprovato. Meglio è andata quest’anno, anche se per la vittoria, forse bisognerà aspettare che Thomas Dold, la mia “bestia nera” in questo tipo di competizioni, decida di dare forfait per la prossima occasione! A dire il vero, la mia curiosità in gare di questo tipo, nacque molti anni fa, già nel 2002, quando con Lele Manzi, decidemmo di partecipare alla KL Tower di Kuala Lumpur. Quella volta ci trovammo in molti atleti della corsa in montagna ad affrontare la torre malesiana, con Wyatt vincitore, e il grande Paul (Crake ndr) ad insidiargli il primato per pochi secondi. Ora, per i media, sembra che le “Run Up”, come le chiamano gli anglofoni, siano diventate uno sport in cui gli atleti sono dei veri e propri specialisti con tanto di allenamenti “ad hoc” e caratteristiche fisiologicamente definite per questo tipo di sforzo. Ebbene no, la scalata alle torri, rimane – per ora – una specialità per gli appassionati e i curiosi, siano essi atleti skyrunner o maratoneti, o mezzofondisti, o corridori in montagna. Quasi nessuno si allena specificamente per queste gare, e di sicuro neanche il sottoscritto. Però vi assicuro che è divertente, è intenso ma breve, logorante a livello mentale per la sua monotonia, ma comunque entusiasmante quando si oltrepassa il traguardo!

Quest’anno il gruppo “azzurro” si è notevolmente allargato, del mio gruppo facevano parte l’inseparabile Paoli, il mio amico Mic e suo cugino Fausto. Presenti allo “start” pure Lele e Cristina.

L’organizzazione americana, allestisce la partenza al piano 1° (il nostro pianterreno), in un corridoio capiente, ma comunque a soli 30 metri dall’ingresso della tromba delle scale. I piani da percorrere sono ottantasei, più un rettilineo finale all’esterno di cinquanta metri. La mia batteria (la seconda di tre), scatta al via alle 10.35 del 3 febbraio. Visti i reiterati avvisi da parte di famelici giudici di non sostare in prima fila ad atleti con i numeri di pettorale oltre il 10 (a me hanno affibbiato il 37!), decido di spostarmi sull’estrema destra, sebbene l’ingresso alle scale sia più verso sinistra. Visto che ho fatto tesoro della lezione dell’anno scorso, ho deciso di non restare in trappola stavolta. Una frazione di secondo prima dello start, scatto anticipando tutti, rimettendomi in pari con chi aveva meno strada da percorrere per raggiungere la porta. Entra per primo Dold, io passo l’uscio per quarto. Ho il cuore in gola, ma il brutto momento so che è passato ormai! Davanti però non sono dei fulmini, o meglio, Dold se ne va via a razzo e non lo vede più nessuno, gli altri davanti a me, non vogliono forzare. Cerco di passarli, quasi subito aggiro sulla sinistra un americano, ma mi ci vogliono ben venti piani per superare Mathias Ahnn, il tedesco compagno di allenamenti di Dold! Il ritmo che ho imbastito non è male, o almeno credo. Ricky Gates, l’americano che corre forte anche in montagna, mi tallona da vicino, ma dopo il sessantesimo piano lo stacco definitivamente. Anche a lui è capitato di essere “steso” al tappeto quest’anno, ma che forza a recuperare tutto quel tempo perso!! Spero di rivedere la sagoma del tedesco battistrada, ma ad ogni piano che passa, il mio desiderio di riprenderlo viene meno. Comincio ad essere felice del secondo posto, le gambe dopo il settantesimo sono dure e iniziano a bruciare per la fatica. Oltrepasso l’uscita sul terrazzo finale, all’altezza dell’ottantaseiesimo piano, una bufera di neve mi investe, ma in breve taglio il traguardo con il cronometro che segna i dieci minuti, venti e spiccoli. Dold è ancora a terra, ma con 10’07” segna il suo miglior crono, dopo quattro vittorie. E’ stato ancora una volta il più forte, ma  a me la seconda piazza va bene uguale quest’anno. Terzo Gates, sesto Lele. Bene anche il Mic, nei trenta, mentre il “Chip” di Paoli, alle prese con le “riprese” di un real tv sulle scale, non viene rilevato dal tappeto e quindi è fuori dai risultati finali.



Gruppo degli italiani prima del via

In compagnia del direttore generale dell'Empire State Building di NY

Anche Michele "medagliato"

Ricky Gates (Usa) terzo classificato

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