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Corsa in Montagna

Notizie

Vertical Sprint
1 marzo 2009
Scalata del grattacielo Pirelli

Tre minuti e quarantadue secondi di paura per “digerire” un Pirellone che, mai come quest’anno, era stato così competitivo! Al via mancava il recordman della gara (con 3’30”) Thomas Dold, forse l’unico vero specialista di queste competizioni che si svolgono sulle scale interne dei più alti grattacieli al mondo, ma il livello era comunque reso elevato da atleti quali Lele Manzi, Augusti Roc Amador, Marco Rinaldi, lo junior Xavier Chevrier, Jean Pellissier, e molti altri desiderosi di testarsi su una gara sprint per eventualmente poi scoprirsi talenti di corsa sugli scalini. Lo start nel piazzale antistante al Pirellone è stato dato in tarda mattinata, con tre batterie scaglionate fra di loro per evitare un afflusso troppo elevato di atleti nel corridoio d’ingresso all’edificio. Cosa che purtroppo non si è riuscita ad evitare, e che rimane il maggiore problema per le gare a partenza “in linea” dove ci si debba infilare dopo pochi metri in un imbuto di due/tre metri al massimo. Le cose sono andate un po’ meglio che sull’Empire (a NY si tratta di una vera e propria pazzia fare una partenza di duecento uomini davanti ad una porta!), ma la leggera pioggerellina che cadeva domenica 1° marzo su Milano, ci ha messo lo zampino. I primi 60metri che anticipano una infida curva a 90°, sono in leggera discesa e alcuni concorrenti che non avevano fatto i conti con il fondo viscido e la scarsa aderenza delle proprie suole, cosicché davanti, si è creato un piccolo gap fra due fuggitivi: il verbanese Gramegna (già terzo a Milano lo scorso anno) e il sottoscritto. Per i primi 7-8 piani, ho cercato di correre senza guardare ciò che faceva davanti il mio avversario, entrato come un proiettile nelle scale e ormai fuori dalla mia visuale. Poi, capendo che la gara poteva prendere una brutta piega, ho iniziato a spingere a fondo, raggiungendo l’affaticato Gramegna al 14° piano e sorpassandolo velocemente. Al 20°, quando credevo di avere scavato fra me e gli avversari un discreto margine, ho iniziato a sentire le gambe cedere. L’acido lattico era ormai fuori dai livelli di guardia, e di piani ne mancavano ancora dieci!!! Forse l’esperienza, mi ha consigliato di prendere qualche piano in relativa tranquillità, così da avere qualche energia per il finale. E così è stato, anche se al trentunesimo piano, per tagliare il traguardo, bisogna percorrere quasi cinquanta metri di piano e qui, per un pelo, non avviene ciò che ogni atleta spera che non gli accada mai: vedersi beffato sulla linea del traguardo dopo una gara di testa. Fabio Ruga, vedendomi in piena difficoltà, ha cercato di recuperare da dietro con tutta la forza che gli era rimasta in corpo, piombando sul traguardo solo qualche frazione di secondo dopo di me!

Una vittoria riacciuffata per i capelli, ma soddisfacente sotto tanti punti di vista! Per un po’ credo di aver dato con questo tipo di competizioni (la prossima tappa del “circuito” sarà a Taipei il 17 maggio), fantastiche sotto il piano mediatico (incredibile il dispiego di televisioni e giornali per l’evento), ma distruttive per l’intensità dello sforzo!



Con gli amici Leo e mic

il presidente Formigoni

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