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Corsa in Montagna

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Campionati Europei di corsa in montagna 2010 - Arslan innesta la quarta e se ne va
4 luglio 2010
La schiena dolorante mi concede una tregua per agganciare un bronzo in volata!

Trasferta bulgara quest’anno per i campionati Europei di corsa in montagna.

Un Paese che si sta affacciando alla specialità con grande interesse. La federazione bulgara ha dimostrato di crederci, dopo aver ospitato i campionati Balcanici per due edizioni, ha fatto il grande passo questa volta, sobbarcandosi l’onere e l’onore di un campionato continentale.

Molte sono state le lacune sul piano organizzativo ( ad esempio l’ hotel a 40km dal percorso gara per molte nazioni, il servizio a buffet in hotel veramente limitato a chi arrivava a mangiare per primo o quasi….), ma soprattutto: IL PERCORSO!

Sembra che la corsa in montagna, specialmente nelle gare istituzionali, stia subendo una trasformazione sul piano tecnico, tale da avvicinarla sempre di più alla corsa campestre e alla corsa su strada.

Nelle ultime tre edizioni di europei e mondiali in saliscendi (Zell 2008, Campodolcino 2009, e Sapareva Banya 2010), non si è visto un percorso uno, che presentasse un minimo di difficoltà tecnica tale da meritare un così importante ruolo atto a esaltare le caratteristiche degli atleti di questa disciplina sportiva.

In sostanza, i 12 chilometri del tracciato di Sapareva Banya, località termale di 8000 abitanti ad una settantina di km dalla capitale Sofia, erano lanciati da un tratto asfaltato/sterrato di 1,5km per poi proseguire su una carrareccia seguendo la valle e il torrente per altri 1,5km fino ad un ponticello. Da qui si attraversava il torrente, e giù, dall’altra parte, senza curve né pendenze particolari, sino a riprendere il giro 1,5 km più sotto. Per noi senior il giro andava ripetuto tre volte.

Dopo aver percorso l’ultima tornata, si percorreva nuovamente un tratto asfaltato di circa 1,2km in leggera discesa fino al traguardo nel paese.

La giornata era piuttosto calda, quasi afosa. Alle 11.15 la partenza.

Subito in testa la truppa turca, con Abdelkadir Turk, che decideva di prendere l’iniziativa. Il gruppo con noi italiani ad inseguire, era staccato di pochi secondi dal fuggitivo. Dopo il primo chilometro, appena le pendenze iniziavano ad aumentare, il favorito della vigilia, Ahmed Arslan, partiva all’inseguimento del compagno di squadra, raggiungendolo con una forte progressione. Il ritmo era decisamente alto per me, ero intenzionato a provarci, ma alzare ulteriormente le cadenze in salita era un azzardo troppo grande. Martin Dematteis scandiva il passo in salita ma anche lui faticava a riportarsi sul tandem al comando. Allo scollinamento era di 10” il divario fra il duo di testa e il gruppetto con Martin, Berny, io, e il francese Rancon.

Subito in discesa Martin prendeva l’iniziativa puntando Arslan e riuscendo a riagganciarlo in fondo alla seconda tornata. Le mie gambe invece erano già piene di fatica, e non potevo far altro che difendermi per riuscire a correre una buona seconda parte di gara. Ma dopo aver recuperato il fiato per un po', la crisi ha iniziato a fare capolino. Capivo che anche Berny non era in gran giornata, mentre in francese Rancon riusciva a proseguire su buoni ritmi. A quel punto, giunti a metà dell’ultima salita, decidevo che il mio obbiettivo doveva essere il gradino più basso del podio, a tutti i costi! All’ultimo scollinamento, con Arslan e Martin ormai fuori dalla portata di chiunque li inseguisse, cercavo di rimanere incollato con le poche forze rimaste al buon Julien, sperando in un suo cedimento fisico o psicologico. A mille metri dal traguardo il francese non impostava correttamente la curva, e quel segno mi suggeriva  di provare a partire subito. Il gap si apriva. Un metro, cinque, venti…. E via verso il traguardo, verso una comunque positiva, per quanto sudata, medaglia di bronzo individuale (più quella d'oro a squadre), la quarta in dopo quelle del ’98,’05 e ’08.



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